Gli organi amministrativi del Comune di Paternò sono stati sciolti “in considerazione degli accertati condizionamenti da parte della criminalità organizzata che compromettono il buon andamento dell’azione amministrativa”. Molti interventi, commenti, considerazioni, si sono susseguiti in questi giorni, e spero proprio che il dibattito resti intenso, che non si sprechi l'occasione per riflettere a fondo sulla condizione della città, e sul possibile futuro. Certo non sono sufficienti generiche affermazioni di speranza, appelli alla rinascita, se non contengono anche una lettura della situazione attuale, una visione dello sviluppo potenziale o auspicabile della città. Per richiamare il più incisivo, autorevole, preciso, tra gli interventi svolti finora, ci vorrebbe un dibattito sui progetti, più che sulle persone.
Il disastro amministrativo
A chi si è occupato e si occupa della politica attivamente, o addirittura ha amministrato questa città, credo competa anche una riflessione sulla situazione amministrativa in senso più stretto, una valutazione sull'amministrazione svolta negli ultimi anni, sui risultati conseguiti, i metodi utilizzati, l'organizzazione messa in campo, le priorità tracciate. A questo livello ritengo vi sia da registrare il disastro più grave dell'amministrazione del sindaco uscente: Paternò che perde il suo ruolo a livello sovracomunale, la dichiarazione di un pre-dissesto ingiustificato dalle reali condizioni finanziarie, lo smantellamento della macchina amministrativa, la progressiva chiusura e l'abbandono di tutti i luoghi culturali, e dunque identitari e significativi in ottica turistica, la privazione di tutti gli spazi pubblici (villa comunale, edifici pubblici come Casa Coniglio, Centro di aggregazione di Viale Kennedy, Palazzi Comunali, piazze) da funzioni collettive, abbandonandole alla desertificazione e all'insicurezza. Ma l'elenco può continuare, e mi permetterò di tornarci in seguito, solo, davvero, come possibile contributo a qualunque programma o progetto di amministrazione della città. Perchè credo che sia utile mettere in comune i diversi punti di vista, le prospettive certamente differenti che molti di noi avranno, per cominciare a verificare se possiamo costruire una visione del futuro della città, della sua amministrazione, che abbia un minimo di condivisione.
La responsabilità, ovvero del non rispondere
Adesso voglio soffermarmi sul tema che, nella valutazione negativa dell'amministrazione Naso, a me sembra il più importante. Quello della responsabilità. Il fatto cioè che è sparita, nella politica e nell'amministrazione della nostra città, la capacità di assunzione della responsabilità. Parallelamente, i cittadini sono stati indotti a non pretendere che chi amministrava rispondesse di quanto accadeva, della condizione della città. La ritengo la cosa più grave perchè dall'assunzione della responsabilità da parte di chi governa e dalla pretesa di risposte da parte dei cittadini dipende poi tutta la vita veramente democratica di una città, da ciò dipende (in parte) la cura con cui gli amministratori agiscono, spronati anche dall'esigenza di “rispondere” di quanto fanno, e dipende la forza con cui i cittadini richiedono diritti e servizi.
Purtroppo spesso si confonde responsabilità con colpa, giudizio, e cercare il responsabile significa cercare chi ha commesso qualcosa. Ma io non voglio usare questo termine in questo senso, vorrei fosse chiaro. La responsabilità di cui parlo, in termini amministrativi e politici, si traduce nell'impegno, nell'assumersi il compito (la responsabilità, appunto) di affrontare un problema, di fare una scelta, rispondere di qualcosa, soprattutto rispondere A qualcuno (Jacques Derrida definisce la responsabilità proprio come la capacità di rispondere ALL'altro). In questi anni non ho sentito il sindaco e l'amministrazione parlare in termini di responsabilità, dichiarare come intendessero affrontare un problema, spiegare quali scelte abbiano compiuto. Accade così che ad ogni osservazione dei consiglieri comunali su fatti amministrativi, o richiesta di spiegazioni, la risposta del sindaco (quando c'era) fosse per lo più nei termini dell'attacco personale, per cui chiunque esercitava semplicemente un diritto/dovere istituzionale era nemico della città, ostacolava l'amministrazione, e cose simili. Così la dialettica politica è stata impossibile, il dibattito pressochè inesistente, l'informazione con dati concreti e verificabili è venuta meno. E con il tempo la città si è disabituata a chiedere conto della soluzione dei problemi, ma perfino del rispetto delle promesse.
Qualche esempio clamoroso, a mio avviso. L'annuncio della costruzione di 310 tombe nel cimitero comunale, fatto nel 2015, è seguito, nel 2024, da un nuovo annuncio di quasi completamento. In mezzo, nessuna spiegazione degli amministratori su 9 anni di ritardo. Il meccanismo, più o meno, è stato: il sindaco annuncia e promette, i funzionari comunali trovano scuse per i ritardi. Oppure gli assessori devono arrampicarsi sugli specchi. Come avviene per le promesse di apertura dell'asilo nido di Via Marco Polo, annunciata, per l'ennesima volta, a fine 2024. Ma gli esempi possibili sarebbero molti altri ancora.
La responsabilità dello scioglimento
A nessuno però il sindaco Naso può delegare la risposta sulla più chiara e precisa delle responsabilità, quella dello scioglimento del Comune. È evidente che l'accertamento dei commissari prefettizi non ha allontanato l'ombra del condizionamento mafioso dall'azione amministrativa, e Naso ne è consapevole, se dichiara, subito dopo lo scioglimento, che il provvedimento non gli arriva inatteso. Se il sindaco si fosse dimesso, è chiaro che non vi sarebbe stato motivo di sciogliere il comune. Il sindaco sapeva di potere evitare che la città di Paternò venisse citata nella cronaca nazionale per i condizionamenti mafiosi verso l'amministrazione, ma non ha fatto l'unica cosa che avrebbe potuto evitarlo. Nemmeno di questa scelta ha dato spiegazioni nei termini della responsabilità, ma al solito ha fatto dichiarazioni parlando di altri, o fermandosi ad un livello emotivo, o morale.
Partire dalla responsabilità, adesso, significa discutere in termini di impegno concreto, lasciarci alle spalle un tempo in cui ogni domanda collettiva è stata sopita e a poco a poco silenziata, rimanendo sempre senza risposta, mentre il rapporto amministratore-amministrato si giocava sul piano personale, costruire modi e spazi per affrontare i problemi comuni, ridando ruolo alla cittadinanza e autorevolezza alla politica.