Non ho mai sentito mio padre alzare la voce. Credo sia per questo, anche per questo, che penso che chi alza abitualmente la voce non possa essere un buon padre di famiglia.

Ho fatto il sindaco per 5 anni, ed ho sentito, ogni giorno, per 5 anni, la forza dei due pesi che questa carica comporta e che la fascia tricolore sintetizza perfettamente.

Il peso di rappresentare le istituzioni. Le istituzioni sono la Costituzione, le regole della nostra vita civile, le forme e la sostanza della democrazia, gli organi dello stato e le sue gerarchie. È un peso, soprattutto quando quelle istituzioni che devi rappresentare sono fragili, o addirittura deturpate da uomini che le manipolano, le maltrattano, le fanno diventare strumenti di ingiustizia.

Il peso di rappresentare una comunità, tutta intera, non un pezzo di comunità, ma una comunità intera, le sue bellezze (che pesano poco poco) e le sue povertà (che pesano come macigni), i bisogni, le contraddizioni, i desideri. Il peso di non riuscire a mettere insieme i bisogni della comunità e le risposte dell'istituzione.

È questa la misura difficile del sindaco. La misura indispensabile, però. Se si vuole dimostrare davvero il rispetto per i valori della nostra democrazia e la capacità di rappresentare la propria città. La misura che cerchi ogni giorno. La misura che il sindaco di Paternò dimostra, costantemente, di non avere, ma nemmeno di cercare. Costantemente, perchè ha già messo la fascia al servizio delle sue opinioni personali e dei suoi sentimenti di amicizia, senza curarsi che faceva diventare quelle opinioni e quei sentimenti quelli di una intera città.

La misura che gli è mancata anche questa volta. Prima, rispondendo ad un problema reale in un modo superficiale e approssimativo. Di fronte al dilagare del contagio l'unica misura che ha pensato di prendere è stata la chiusura delle scuole. Tutte, per quasi un mese. E alla fine del mese? La misura è sensata, ma per essere credibile ci volevano alcune condizioni. È credibile che a Paternò il contagio si diffonde solo a scuola, e nel frattempo tutte le altre attività sociali si svolgono liberamente? La diffusione del contagio è così grave o no? Perchè nel frattempo non abbiamo tentato di diventare zona rossa? Forse 500 contagiati sono troppi per le scuole ma pochi per una città di 50.000 abitanti? Quanti erano a Bronte, ad esempio? Un buon padre di famiglia ogni tanto va a controllare dove va suo figlio la sera, con chi esce, se davvero non si mette nei guai.

E fino a quanto doveva durare questa chiusura, fino a giugno? A Natale? A quale condizione verrà sospesa? Sono cose che in un'ordinanza un sindaco dovrebbe scrivere. Un sindaco, non un semplice padre di famiglia.

La misura che gli è mancata quando si è presentato in televisione a sbraitare contro i cittadini che facendo ricorso al tar hanno imposto la sospensione della sua ordinanza. Quando le uniche parole giuste da dire erano: mi scuso se ho scritto male, dal punto di vista amministrativo, un atto che ritengo giusto. Lo faccio meglio, perchè ne sono convinto, e lo ripropongo. I padri di famiglia insegnano moltissimo quando sanno ammettere di avere sbagliato. Invece il sindaco si mette ad inveire contro chi ha fatto il ricorso. Ma cosa ne pensa del giudice che ha dato ragione ai ricorrenti? È uno scriteriato, un folle, di certo un pessimo padre di famiglia. Si è chiesto perchè le ordinanze di molti altri sindaci non sono state impugnate? Forse perchè erano scritte seguendo i principi del diritto amministrativo e non con la superficialità di chi si crede al di sopra delle leggi?

La misura che non possiede, e gli fa dimenticare di essere il padre di famiglia anche dei genitori che hanno fatto ricorso, perchè quando fai il sindaco i figli non te li scegli, te li devi prendere tutti. Anche quelli che non avevano nessuno ad accendergli un computer, quelli che la disabilità costringeva alla solitudine tra quattro mura, quelli che sono spariti dalle piattaforme della scuola e sono apparsi per strada per tutta la mattina. Anche questi sono figli.

Invece il sindaco ha fatto quello che sa fare: ha fatto la divisione dei buoni e dei cattivi, e quelli che si permettono di contestarlo sono cattivi, non importa se sono giudici, genitori, sono cattivi. E l'ha fatto nel modo che conosce e pratica da anni, cioè incoraggiando i fan ad insultare questi cattivi, come un capo bullo che indica la vittima e poi si guarda la scena. Un buon padre di famiglia, ma perfino una semplice persona beneducata, avrebbe subito ripreso chi pensa di prendere le sue parti insultando, offendendo, con la volgarità vergognosa che, a dire il vero, non ci è nuova. Davvero non sente il bisogno, la decenza, di dire “questi pensano di difendermi, ma sono solo delle persone volgari e offensive, non voglio essere difeso da persone così, non ne ho bisogno.” Uau, che sarebbe bello, per una volta.

Ci sono un mucchio di cose che si possono fare, adesso, invece della polemica.

Un'ordinanza che, tenuto conto dell'enorme numero di contagiati di Paternò, ricalchi le indicazioni nazionali, disponga la didattica a distanza soloper le secondee terze medie, come nelle zone rosse, lasci alle scuole la possibilità di organizzarsi, in base agli spazi interni ed esterni, o ricorrere anche a forme di didattica integrata che salvaguardi la libertà di tutti i genitori.

La richiesta di istituire la zona rossa, subito, e tentare di frenare una situazione che vede ogni giorno la conta dei morti (forse che dunque non basta chiudere le scuole per ridurre i contagiati?)

Un'azione puntuale su tutte quelle zone della città dove si registrano continui assembramenti.

Volevo dire: utilizzare i 310.000 euro dei pon sull'edilizia scolastica per aiutare le scuole ad avere spazi sicuri, a prescindere dall'epidemia, ma forse il comune di Paternò ha già effettuato questi interventi, dato che i soldi sono stati assegnati a luglio, quindi va bene così.

se ha bisogno di ulteriori informazioni, sentiti libero di contattarmi

Biografia

Sono nato nel 1970. Vivo a Paternò, città di cui sono stato sindaco dal 2012 al 2017. Laureato in lettere classiche, insegnante per molti anni (un lavoro bellissimo), adesso dirigente scolastico.
Ho iniziato il mio impegno ecclesiale nei gruppi francescani, di cui ancora faccio parte, quello politico nella Rete, negli anni '90, insieme a quella generazione di siciliani che si è persuasa di riuscire ad assistere alla fine della Mafia, e perfino di contribuirvi. Lo penso ancora.
Mauro Mangano

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