- La rivelazione del fatalismo. È riassunta nella diffusione della frase “Andrà tutto bene”. Una frase senza senso. Il suo successo nasce da un paio di motivazioni. La prima, semplice e naturale, comprensibile, è il nostro bisogno di sperare, di farci coraggio, quando avvertiamo il pericolo vicino a noi. Ma la seconda motivazione sta in un male di cui è intrisa la nostra società, in questi tempi, il fatalismo. Più precisamente quella forma di fatalismo che serve a deresponsabilizzarsi. Così, ci ripetiamo andrà tutto bene, ma dato che i morti si contano a migliaia, sottintendiamo “andrà tutto bene, a noi”, perchè bene non sta andando affatto.

- L'urlo di rabbia del sindaco di Delia ha squarciato perfettamente questo velo di fatalismo, quando ha gridato ai suoi concittadini “ma come andrà tutto bene se...” ed ha cominciato a ricordare i comportamenti sbagliati di ciascuno. Ecco, l'antidoto al fatalismo, è la responsabilità, è l'introduzione di quel “se” dopo la frase, l'introduzione di un pronome che spezzi l'impersonalità, “andrà tutto bene se noi/tu/tutti...”. Altrimenti, somministriamo anestetici di massa, frasi di un ottimismo vuoto, offensive per tutti quelli che non ci sono già più, che hanno perso i cari, per i quali “tutto” non andrà bene di certo. E se il virus svela la nostra assuefazione alla mancanza di responsabilità, la nostra abitudine a confidare in modo cieco in un futuro che si farà da solo,  l'antidoto è cercare la propria parte in quel futuro, decidere in che misura dipende da me.

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Biografia

Sono nato nel 1970. Vivo a Paternò, città di cui sono stato sindaco dal 2012 al 2017. Laureato in lettere classiche, insegnante per molti anni (un lavoro bellissimo), adesso dirigente scolastico.
Ho iniziato il mio impegno ecclesiale nei gruppi francescani, di cui ancora faccio parte, quello politico nella Rete, negli anni '90, insieme a quella generazione di siciliani che si è persuasa di riuscire ad assistere alla fine della Mafia, e perfino di contribuirvi. Lo penso ancora.
Mauro Mangano

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